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Grande Anello dei Borghi Ascolani (TAPPA 2) parte 3 di 7

Ci svegliamo di buon’ora nel silenzio “assordante” del convento, subito un’abbondante colazione con mille litri di caffè e i tanti ed ottimi dolci rimasti dalla sera prima. Chiudiamo gli zaini, carichiamo d’acqua le borracce, salutiamo Stefano e ci rimettiamo in marcia verso il secondo traguardo, anche oggi abbiamo molti km da macinare.

Lasciamo Venarotta alle nostre spalle per buttarci quasi subito nei saliscendi boscosi del piceno.

Lungo il cammino abbiamo la fortuna di incontrare Roberto dell’Agriturismo IL CANTO DEL GALLO che ci prepara un buon caffè senza dimenticare l’acqua e il vino.

Dopo diversi km troviamo lungo la nostra strada il maestoso ed affascinante MULINO ARENA che si erge in una suggestiva posizione, a strapiombo sulla cascata Arena che si getta nel Fluvione. Questo caratteristico mulino idraulico risale al 1629.

 

Scattiamo le foto di rito e ci rimettiamo subito in marcia verso il successivo traguardo, la CHIESA DI SANT’IPPOLITO E CASSIANO.

Riusciamo a scorgerla già da lontano, tra i boschi, mentre ci avviciniamo, la sua alta torre campanaria spicca sul fronte dell’austera chiesa e fortezza di un tempo. La sua funzione storica era quella di fare da sentinella lungo una via di passaggio dei viandanti.

Saliamo ancora un po’ fino a raggiungere il borgo di Pedara (altro punto di sorveglianza del territorio) per fare un buon pranzo a base di insalatona di riso, frutta e verdura.

Qui incontriamo Domenico e Pietro che ci accompagnano fino alla Chiesa si Sant’Angelo di loro proprietà. Saliamo ancora per ammirare i RUDERI DEL CASTELLO DI PIZZORULLO, avvolti da una lussureggiante vegetazione, sulla cima di un colle solitario.

Questo era uno dei castelli soggetti allo Stato di Ascoli.

Domenico è il “nonnino” di cui vi parlavo all’inizio del racconto che, oltre a farci assaggiare il suo prezioso vino cotto ci ha raccontato della sua infanzia, di come trasportava la legna e il carbone sulla via Salaria, di quando la mamma sfornava il pane dall’enorme forno di casa e di tanti altri piccoli ed interessanti aneddoti.

Durante il racconto, in diverse occasioni, gli occhi gli son diventati lucidi e la voce dolcemente tremante.

Non posso negare che è stato uno di quei momenti belli belli del nostro viaggio.Tutto il gruppo, in assoluto e rispettoso silenzio, ascoltava quanto di bello Domenico ci stava raccontando.

La sua storia, la storia della nostra terra, la storia delle nostre genti.

Sorsetto di vino cotto e viaaaaaaa, di nuovo in marcia verso la meta finale, MESCHIA.

 

Piccolo fuori programma. Piccola deviazione. Lasciamo per qualche centinaio di metri il nostro sentiero per scendere sul letto del Fluvione di Teverito per ammirare il PONTE ROMANICO. Uno spettacolo unico vedere questo imponente arco tra la vegetazione e il fiume scorrere sotto. Ultimi km di salita. Ultimo strappo. Ultima fatica.

Arriviamo a MESCHIA (battezzato simpaticamente dal gruppo “Meschia, il borgo che non c’è” perché per la fatica non lo vedevamo mai comparire davanti ai nostri occhi).

Arriviamo nel borghetto presso un B&B del posto dove troviamo con grosso piacere una tavola che ci aspetta per la cena, una doccia per rinfrescarci ed una branda dove dormire.

Subito dopo cena, quando ancora eravamo seduti tutti intorno al tavolo, l’organizzazione ci fa una piacevole sorpresa.

A suon di organetto e nacchere arrivano i SIBYLLA MORIS.

La musica popolare e festosa invade la quiete del borgo animando i camminatori che, nonostante l’acido lattico fin sopra le orecchie, non riescono a rimanere seduti. Il richiamo di quella musica è troppo forte, irresistibile, si aprono le danze!

Un bel momento di festa e divertimento per tutti! Ormai è tardi, siamo stanchi! Salutiamo e ringraziamo per la bella ed inaspettata serata

musicale e andiamo a letto.

 

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